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Istanza di autotutela

L’autotutela è il potere che ha l’Amministrazione finanziaria di correggere un proprio atto illegittimo o infondato.
Quando viene esercitata
Quando l'Amministrazione rileva che in un atto (atto di accertamento, iscrizione a ruolo, rimborso rifiutato) da essa emanato è contenuto un errore, in mancanza del quale lo stesso atto non sarebbe stato emanato o avrebbe assunto un contenuto diverso, ha la possibilità di annullarlo o correggerlo, evitando in tal modo di danneggiare ingiustamente il contribuente nei cui confronti è stato emesso.
L’Amministrazione può correggere l’atto o in seguito a un’istanza del contribuente, o su iniziativa propria dell’ufficio competente.
L’esercizio dell’autotutela è una facoltà discrezionale, perciò la sua mancata attivazione non può essere oggetto di impugnazione. Si tratta di una facoltà che spetta all'Ufficio che ha emanato l'atto illegittimo o che è competente per gli accertamenti d'ufficio.
Come viene esercitata
L’autotutela può essere attivata:
- d’ufficio
- su istanza del contribuente;
- da parte del garante del contribuente.
La presentazione di un'istanza per l'autotutela non sospende i termini per la presentazione del ricorso al giudice tributario. L’Amministrazione e i contribuenti che volessero agire in giudizio dovrebbero quindi prestare attenzione a non far trascorrere inutilmente tali termini.
Cosa deve fare il contribuente
Per presentare un’istanza di autotutela il contribuente deve trasmettere all'ufficio che ha emanato l’atto una semplice domanda in carta libera contenente un'esposizione sintetica dei fatti, alla quale deve allegare la documentazione che comprovi le tesi sostenute.
In particolare deve specificare:
- l'atto di cui chiede l'annullamento;
- i motivi che fanno ritenere tale atto illegittimo e, di conseguenza, annullabile in tutto o in parte. Qualsiasi atto può essere oggetto di riesame.